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Roma Lido: pronti 180 milioni ma servono i progetti esecutivi

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Abbiamo chiesto la comitato dei pendolari Roma-Lido a che punto sono i progetti di potenziamento di quella che Legambiente ha definito “linea peggiore d’Italia”

Dodici convogli, circa 90 corse giornaliere per senso di marcia, luogo una tratta di 28 chilometri su cui insistono 13 stazioni. I numeri della ferrovia Roma – Lido raccontano molto ma non danno contezza dei disagi quotidiani affrontati dai quasi 60mila pendolari che ogni giorno salgono e scendono dal “trenino” per raggiungere il loro luogo di lavoro o di studio.

La linea, inaugurata il 10 agosto 1924 e fra le prime in assoluto con la trazione elettrica e il doppio binario, è passata da infrastruttura di eccellenza nazionale alla palma di peggiore linea Italiana affibbiata da un recente studio di Legambiente. Per fare il punto Ostia 24 ha intervistato Roberto Spigai, vicepresidente del Comitato pendolari Roma – Ostia.

Si parla da anni di un potenziamento della linea, ora siamo fermi al palo dei 180 milioni di euro stanzianti dalla regione. Perché gli annunci non si traducono mai in interventi concreti?

V’è in Italia un legame dannoso tra due gangli vitali della macchina pubblica: da un lato c’è la “politica” con la “P” minuscola.  Sollecitata dalla ricerca di un consenso effimero e variabile, s’affanna nel fare annunci di soluzioni mirabolanti e definitive a problemi annosi, che cittadini e soggetti intermedi segnalano e denunciano senza ascolto; dall’altro lato ci sono i livelli apicali delle Amministrazioni e delle Società pubbliche che, pur di non perdere i favori, benefit e premi di risultato, forniscono informazioni parziali, notizie inesatte e verità ridotte, sottacendo problemi e impedimenti che rendono tali promesse irrealistiche o realizzabili molto al di là dei tempi promessi.

I famosi e “fumosi” 180 milioni per la Roma Lido ne sono un esempio luminoso. Per contrastare la proposta di projet financing avanzata da un consorzio franco-italiano, RATP-Ansaldo e altri, l’ATAC, capitanata all’epoca dal dott. Marco Rettighieri, si candidò a fare lei al posto degli “stranieri” la ristrutturazione della linea a spese della Regione. Rielaborò un elenco di voci di interventi necessari su infrastrutture e treni, con le relative stime di costo, e tirò i totali: 180 milioni bastano a noi per fare la Roma Lido “più bella e briosa che pria”. Mentre gli addetti stampa e propaganda già si mettono a preparare le veline e il titolo “Finalmente la Roma Lido trasformata nella quarta Metropolitana di Roma”, il Governo Renzi, tramite il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Del Rio, stringe accordi con singole regioni per trasferirgli un po’ di milioni del Fondo di sviluppo regionale, per dare un impulso ad infrastrutture di trasporto, sia automobilistiche che di trasporto collettivo.  In Regione Lazio s’affrettano a compilare un elenco dei fabbisogni, ficcandoci dentro anche le due liste della spesa partorite da ATAC per le ferrovie regionali ex concesse: 154 milioni per la Roma Nord e 180 per la Roma Lido.

Et voilà, grandi annunci da Aprile 2016: firmato il Patto per il Lazio, ed i cantieri paiono dietro l’angolo. Nessuno spiega che occorre dettagliare gli interventi, redigere studi di fattibilità e non solo elenchi della spesa, ottenere l’assegnazione dei fondi promessi nel Patto con specifiche Delibere del CIPE, che si sforzerà di spalmarli negli anni su più esercizi finanziari, il più in là possibile per non affaticare lo sgangherato debito pubblico.  Nessuno dice che occorre modularli e fissarli con più precisioni in Delibere regionali (solo a gennaio scorso la Regione ha assunto la Delibera di Giunta che elenca con certezza quali siano le opere da farsi coi 180 milioni e con quali importi spendibili). Di progetti esecutivi, conferenze dei servizi che li approvano, bandi gara per appalti, di capitolati tecnici, procedure di selezione delle offerte, graduatorie e aggiudicazioni provvisorie e definitive, firme e approvazioni dei contratti di appalto, consegna aree di cantiere, avvio e compimento dei lavori, collaudi e autorizzazioni di esercizio, ecc. ecc., nessun addetto stampa ne scriverà mai e nessun dirigente apicale ne farà oggetto d’una “tirata di giacca” al politico di turno. Intanto comitati di quartiere, associazioni e comitati pendolari, che chiedono cose incomprensibili come “Di quello che ci avete detto ora ci date la copia del cronoprogramma?  Che brutta parola “Cronoprogramma”; meglio cancellarla dal vocabolario, come pure “Soppressione” riferita ai treni che scompaiono ogni giorno dagli orari di servizio delle ferrovie regionali.


Massicciata, rete elettrica, nuovi treni. Quali interventi bisognerebbe prevedere per portare i treni, almeno nelle ore di punta, ad una frequenza di 5 minuti?

Quelli inseriti nell’attuale modulazione dei 180 milioni, fatta a Gennaio 2019, ovvero:

1 Interventi sulle opere civili di linea e nelle stazioni 2.000.000,00

2 Completamento delle recinzioni lungo linea e barriere fonoassorbenti 1.000.000

3 Risanamento e/o sostituzione canaline portacavi 9.000.000

4 Rinnovo dell’armamento dell’intera tratta compresi deviatoi 40.000.000

5 Potenziamento e risanamento della linea elettrica di contatto e realizzazione di un sistema di scattato

nelle SSE 14.000.000

6 Aggiornamento del sistema di segnalamento e telecomando mediante il rinnovamento del posto centrale di Acilia e l’installazione a terra e sui treni che ne sono ancora privi delle apparecchiature del TWC 8.000.000

7 Implementazione di un sistema di supervisione e telecomando (SCADA) di tutti gli impianti non di sistema, nonché dei sistemi per il controllo dei viaggiatori e l’informazione all’utenza con nuovo posto centrale ad Acilia 4.000.000

8 Fornitura di nuovo materiale rotabile di tipo metropolitano a 6 casse intercomunicanti e interventi di manutenzione straordinaria e di revisione programmata del materiale rotabile esistente (9 CAF e 10 MA200) 59.000.000

9 Collegamento con cavo in media tensione delle SSE di Colombo e di Lido Centro nonché aumento generalizzato della potenza fornita alle varie SSE da parte di ACEA 3.000.000

10 Realizzazione di un nuovo deposito officina a servizio esclusivo della ferrovia Roma Lido 40.000.000

 (Fonte 21/02/2019 – BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO – N. 161)

Lo stadio della Roma a Tor di Valle potrebbe essere un volano per il reperimento dei fondi necessari per migliorare la Roma – Lido?

L’intervento di edificazione della nuova centralità urbana a Tor di Valle, denominato Business Park, proposto dalle società del gruppo Parnasi con la copertura di quelle del gruppo di Pallotta, non ha nulla a che vedere con i fondi fin’ora impegnati e le opere previste sulla linea ferroviaria.

Un esempio luminoso è la questione dei lavori di rifacimento del “fabbricato viaggiatori” dell’attuale fermata di Tor di Valle.     Nei primi anni di questo secolo, con fondi governativi fu previsto un piano di interventi infrastrutturali sulla Roma – Lido, che prevedeva anche un nuovo fabbricato (non una nuova stazione). A seguito dell’ennesima rimodulazione di tali interventi, concordata nel 2008/2009 tra Ministero dei trasporti (all’epoca) e la Regione Lazio, si diede il via alla procedura di progettazione, gara, appalto della nuova stazione di Acilia Sud e di tale “fabbricato”. Dopo lunghe e ripetute lungaggini e ritardi nei pagamenti, dopo vari fermi e riprese dei cantieri, le due opere comprese in un unico appalto si sono definitivamente fermate a fine agosto del 2017, grossomodo al 60% di opere civili realizzate. Ad oggi, la Regione non è ancora riuscita a far riaprire i cancelli e entrare gli operai.

Dal 2016 trasversalmente tanti politici e amministratori, regionali e comunali, si sono rivenduti l’idea che i 180 milioni fossero i soldi necessari a cambiare la Roma Lido in Metropolitana e che questo fosse la risposta necessaria a trasportare i 20.000 passeggeri/ora per senso di marcia, di cui hanno bisogno per autorizzare l’edificazione del Business Park, cosiddetto stadio della Roma che della S.S. Roma mai sarà. Di certo la Roma Lido ha solo la promessa, scritta nella Delibera di Assemblea Capitolina del Giugno 2016, che i 45 milioni di oneri di costruzione saranno usati da Roma Capitale per comprare nuovi treni sulla R.L. (circa 4 o 5 nuovi convogli in base ai costi dell’ultimo acquisto dei CAF400 per la Metro B)

Ma già nel famoso parere negativo del Politecnico di Torino, gli estensori riportavano quanto loro scritto da ineffabili e anonimi tecnici di Roma Agenzia servizi per la mobilità. Quest’ultimi, per trovare i soldi necessari a costruire una fermata Tor di Valle-bis, a tre binari terminali tronchi, utile solo e soltanto all’afflusso e deflusso dallo stadio, ipotizzavano di usare proprio parte dei 45 milioni. Neppure si sa se sia opera sufficiente a garantire un esodo ordinato dallo stadio, come ci si arrivi, se vada realizzata su tre viadotti sospesi, con tanto di banchine, luci pensiline e scale mobili d’accesso, oppure possa esser spalmato, sopra piazzale Tarantelli su tutto il  piano stradale, occupando stabilmente tutta la piazza oggi usata per parcheggi e mercati.

Quanto ai treni nuovi da acquistare, per capire quanto siano persi nelle nebbie del tempo, basti pensare che i loro “gemelli” cioè i treni nuovi che la Regione dovrebbe comprare per Roma Nord e Roma Lido (6+5), pur decisi da molto tempo sono ancora nella fase preliminare di gara, quella delle offerte col progetto esecutivo, e che si può stimare vengano messi in esercizio non prima di Giugno 2022; ma solo i primi due. No, anostro avviso, lo stadio della Roma ed il Business Park sarebbero solo la botta finale, i collasso della linea ed il guadagno dei proponenti.


Il vostro comitato è da anni un interlocutore delle istituzioni. Quali riscontri avente nelle stanze del potere al Campidoglio e alla Pisana?

Con la Regione, sia col livello tecnico-amministrativo che con quello politico, si sta provando ad interloquire dal 2014.  E’ una grande fatica, tra dilazioni, rinvii di riunioni, mezze verità e promesse al vento. Continuiamo a provarci anche se talvolta, alcuni Comitato con cui collaboriamo, sono giunti oltre la linea di sopportazione e stanno giustamente prendendo la strada “dell’Aventino”. Roma Capitale non è quasi pervenuta. Si sono ottenuti con fatiche e insistenze indicibili pochi incontri tecnici, di basso spessore e con risultati difficilmente misurabili. L’interlocuzione con l’Assessore Linda Meleo è stata nulla; alcune volte non s’è presentata in Commissioni capitoline a tema Roma Lido. Amaramente misuriamo che comitati e associazioni, non solo il nostro, dimostrano più senso delle istituzioni di coloro che vi si seggono sopra.


Dunque, non si fa altro che parlare di emissioni di gas serra, ma poi nessuno intende intraprendere seriamente la cura del ferro…

…anzi, si trova più facile “tagliare rami secchi” (oggi si dice “razionalizzare il servizio”) chiudere  intere tratte ferroviarie,  per ore o per weekend o per settimane ferragostane, ridurre treni e servizi per sostituirli con improbabili e insufficienti “navette sostitutive”. Un treno del tipo CAF300 porta fino a 1.200 passeggeri; se ne parte uno ogni 10 minuti sono circa 7.200 passeggeri per senso di marcia. Un bus porta poco meno di 100 passeggeri. Ne dovrebbe partire uno ogni 55 secondi, per offrire la stessa capacità di trasporto.

Avete in programma delle iniziative per far sentire la vostra voce? È possibile fare rete per chiedere un servizio migliore? 

“Rete” la facciamo da anni con comitati e referenti delle tre ferrovie ex concesse. Cerchiamo di tenere assieme le richieste locali, giustamente fatte dai comitati e associazioni di quartiere, con l’esistenza di una infrastruttura di trasporto che, per definizione, deve servire a molti ed unire più luoghi ed esigenze.  Unire le lotte, attorno al dato di fatto dell’esistenza delle nostre linee su ferro, è la strada giusta.  Ma cerchiamo anche di stimolare il dialogo tra le istituzioni. Il gioco dello scarica barile, tanto più tra differenti appartenenze politiche, viene tanto comodo a chi siede su una poltrona decisionale.  Facciamo rete anche coi legittimi interessi di quelle istituzioni che  – poche – dimostrano di voler lavorare per il bene collettivo e non fare “colletta” per il proprio gruppo politico.

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